Tutto per mio figlio: la trama del tv movie di Rai1 con Giuseppe Zeno

Rai

TUTTO PER MIO FIGLIO – Tv movie in onda lunedì 7 novembre su Rai1 in prima serata (21.30 circa).
Scritto e diretto da Umberto Marino
Con Giuseppe Zeno, Antonia Truppo, Tosca D’Aquino, Giuseppe Pirozzi, Massimiliano Rossi, Roberto De Francesco, Ernesto Mahieux, Bruno Torrisi, Fabio De Caro, Vincenzo Zampa, Nello Mascia, Fabio Galli, Fabio La Fata, Edoardo Guadagno, Peppe Papa, Francesco Sinisi, Mimmo Mancini, Leonardo De Carmine.
Una coproduzione Rai Fiction-Compagnia Leone Cinematografica, prodotta da Francesco e Federico Scardamaglia

LA TRAMA – Raffaele Acampora non è un magistrato, un giornalista o un poliziotto; non è un personaggio importante. Raffaele Acampora è un uomo come tanti. Ha una moglie che ama, Anna, e quattro figli, di cui il più grande, Peppino, ha quattordici anni e come molti ragazzi della sua età comincia a cercare la sua strada nel mondo. Ma non è facile farlo quando vivi in un territorio dove le organizzazioni criminali dettano legge. Raffaele è un allevatore che “fa” i mercati, mestiere che ha ereditato da suo padre. Tutti i giorni si sveglia prima dell’alba e percorre decine di chilometri per vendere gli animali che lui stesso ha allevato. Una vita dura, che però affronta a testa alta con il piglio di chi sa di far bene il suo lavoro. Purtroppo, però, i tentacoli della camorra non risparmiano nemmeno il suo settore.

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Ogni settimana Raffaele e i suoi colleghi sono vittime del racket criminale, che impone loro il pizzo e vessazioni di ogni tipo. Fino a quando Raffaele decide di ribellarsi. Fonda un sindacato e, con la sua forza d’animo contagiosa, convince i suoi colleghi ad aderirvi. Collabora con la polizia e la magistratura, denuncia, fa nomi. È consapevole del rischio che corre. Sa che Anna e i suoi familiari sono preoccupati per lui, ma ormai non può e non vuole tornare indietro. La camorra cerca in ogni modo di farlo smettere, prima con offerte e poi con minacce e intimidazioni. Ma Raffaele ha detto agli iscritti del sindacato che avrebbe difeso i loro interessi e ha una parola sola: quella che gli detta la coscienza con l’impegno di essere un esempio per Peppino.

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