Domenica 22 e Lunedì 23 maggio alle 21.25 su Rai1 andrà in onda la serie “Solo per passione – Letizia Battaglia fotografa”, una serie ideata da Roberto Andò, con Isabella Ragonese, Paolo Briguglia, Roberta Caronia. Di seguito la trama delle due puntate.

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PRIMA PUNTATA
Nella Palermo bigotta e retrograda dell’immediato dopoguerra Letizia è una ragazzina curiosa e ribelle che a sedici anni decide di sposarsi. In poco tempo il sogno di autonomia e di emancipazione dalla famiglia si dissolve in un matrimonio rigidamente disciplinato dalle regole patriarcali: il ruolo di moglie e di madre di tre figlie non consente a Letizia di proseguire gli studi e anzi le sue curiosità intellettuali sono vissute come una minaccia dal marito che la ama di un amore possessivo e soffocante. Il corteggiamento da parte di un coetaneo provoca una durissima reazione nell’ambiente familiare del coniuge; accusata di adulterio, Letizia ha un crollo nervoso, viene ricoverata in una clinica svizzera e subisce un trattamento psichiatrico. Tornata a Palermo, col matrimonio in piena crisi e in uno stato di perenne fragilità emotiva, la giovane donna decide di affrontare il suo malessere con la psicanalisi. Trova così un equilibrio precario, conquistandosi un ruolo attivo nell’ambiente culturale palermitano e curando l’infelicità matrimoniale con sporadiche relazioni
extraconiugali. Una situazione di compromesso nella quale però Letizia si sente ingabbiata. L’incontro con un giovane fotografo, Santi, con il quale nasce un’appassionata storia d’amore, la aiuta a fare la scelta definitiva: lasciare il tetto coniugale assieme alle tre figlie e cercare la sua strada. Priva di mezzi, alla ricerca di un lavoro, Letizia viene messa in prova come cronista dal direttore del giornale L’Ora, Vittorio Nisticò. Ogni articolo, però, va accompagnato da una foto e così, per caso, avviene il primo incontro di Letizia con la fotografia. La vita nell’ambiente intransigente del giornale non è facile per la giovane donna, alla quale si rimprovera l’estrazione borghese e una vita sentimentale disordinata. Così, quando il suo compagno Santi lascia Palermo per Milano, Letizia decide di seguirlo, anche se questo le costa la separazione dalla più grande delle figlie che sceglie di restare a Palermo con il padre. È a Milano che, tra difficoltà economiche e esistenziali, nei turbolenti ma vitalissimi primi anni settanta, Letizia si afferma come fotografa. Il suo successo
professionale, unito a quello del suo compagno Santi, diventa il trampolino di lancio per il ritorno a Palermo, dove la coppia viene chiamata a dirigere il servizio fotografico de L’Ora.

SECONDA PUNTATA
I primi tempi a L’Ora non sono facili per Letizia. L’impatto con la cronaca nera nella violenta Palermo è per la donna una difficile iniziazione; per non parlare dell’ambiente maschilista fatto di poliziotti, fotografi e cronisti, che si ritrova a frequentare. Gravano poi su di lei pesanti angosce private: l’unità della famiglia si è sfilacciata e le figlie la rimproverano di avere anteposto alle loro esigenze le sue ambizioni professionali. Nel lavoro viene comunque fuori il carattere della fotografa, che stabilisce un rapporto di stima con il capo della Mobile, Boris Giuliano, e crea intorno a sé un’affidabile squadra di collaboratori. Intanto, la relazione con Santi, insoddisfatto di quella vita convulsa vissuta in trincea, si è deteriorata. Di comune accordo la coppia si scioglie e Santi torna a Milano. Tempo dopo, Letizia, segnata dalla tensione e dallo stress, si prende una pausa dal lavoro e frequenta un laboratorio di teatro diretto dal regista Grotowski. L’insolita esperienza le fa conoscere un giovane fotografo, Franco Zecchin, con il quale nasce una tenera amicizia. Quando Letizia torna a Palermo, Franco la raggiunge e decide di entrare nel gruppo di fotografi de L’Ora. Intanto la criminalità mafiosa alza il tiro contro gli uomini delle istituzioni: la morte di Giuliano è un duro colpo per Letizia, che in modo rocambolesco fotografa l’arresto del suo assassino, Leoluca Bagarella. Ai morti per mafia la fotografa dedica le sue immagini più drammatiche e struggenti, come quelle dell’omicidio di Piersanti Mattarella. Dopo una mostra fotografica di denuncia, arriva a Letizia una minaccia di morte. Il giudice Falcone, con il quale Letizia instaura una solida amicizia, appena entrato nel pool antimafia, le consiglia di lasciare Palermo. La fotografa e Franco invece continuano coraggiosamente il loro lavoro e sarà proprio Zecchin a fotografare i corpi del generale Dalla Chiesa e di sua moglie uccisi da un commando di Cosa Nostra. Dopo anni impegnati a documentare i delitti più efferati, Letizia sente il bisogno di una ricerca più intima; così inizia a fotografare soprattutto bambine. Apprezzata ormai a livello internazionale, nel 1988 ottiene a New York il prestigioso premio Eugéne Smith. Intanto, con la chiusura improvvisa de L’Ora finisce un’epoca, mentre la mafia prosegue la sua stagione terroristica con l’uccisione del giudice Falcone. Di quello scempio sull’autostrada per Capaci Letizia decide di non avere nemmeno uno scatto. Stanca e disgustata, è tentata di distruggere le sue foto di morte e mafia ed è Franco a convincerla a non farlo. Sulla soglia dei sessant’anni, Letizia decide di interrompere la relazione con il compagno, più giovane di lei, e di lasciarlo partire per Parigi, dove entrerà nell’agenzia Magnum. L’ultimo colpo giornalistico di Letizia è il recupero nell’archivio di una sua vecchia foto che comprometterà il senatore Andreotti, immortalato con il mafioso Ignazio Salvo. Da allora in poi Letizia Battaglia continuerà soprattutto a fotografare bambine.

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